Biblioteche | Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva d. Fonti
Biblioteca Diocesana
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Archivio Capitolare di Altamura
Denominazione: Archivio del Capitolo della concattedrale. Indirizzo: Piazza Duomo, 70022 Altamura (BA).   L’Archivio è attestato a partire dal 1378 quando in un documento si legge: “Intus in sacrestia dicte ecclesie in quoddam suppedaneo ligno in quo reposita sunt acta publica”. La costituzione formale avvenne il 29 dicembre 1646 ad opera di Antonio Filo, vicario generale pro tempore, in osservanza del decreto di papa Sisto V del 1578. La sua importanza di “interesse storico-locale” è stata riconosciuta dalla Regione Puglia con decreto n. 201 del 25/3/1984. Documenta l’attività dell’arcipretura altamurana a partire dal XIII secolo. I dati complessivi dell’archivio sono i seguenti:
  • Fondo Vescovile: 1438 unità archivistiche, 1552-2005
  • Pergamene: n. 238, 1277-1864Fondo Capitolare: 583 unità archivistiche, 1318-1966
  • Confraternite: 73 unità archivistiche, 1653-1989
  • Conventi e monasteri: 12 unità archivistiche, 1612-1880
  • Fondo Capitolo San Nicola: 21 unità archivistiche, 1565-1890
Strumenti di ricerca: - Elenco cartaceo e informatizzato di consistenza del fondo Capitolare a cura della Dott.ssa Valeria Gentile (2010) Bibliografia: - F. Raguso, Archivio diocesano di Altamura, in V. Monachino – E. Boaga – L. Osbat – S. Palese (a cura di), Guida degli Archivi diocesani d’Italia, Vol. II, Roma 1994), pp. 32-36. - Archivio Capitolare della Cattedrale di Acquaviva delle Fonti, in S. Palese, E. Boaga, F. De Lucia, L. Ingrosso, Guida agli Archivi capitolari d’Italia, vol. I Roma 2003, pp. 63-67. - G. Pupillo, L’archivio e la biblioteca del capitolo Cattedrale di Altamura, Cassano Murge, Tip. Meridionale, 1984.


L’«Annuario delle Biblioteche Italiane», edito a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, non riporta alcuna notizia di questa Biblioteca, eppure l’antichità del fondo librario del Capitolo della Cattedrale di Altamura è attestata da vari documenti contenuti nell’Archivio dello stesso Capitolo, oltreché, come appare ovvio dalla consistenza considerevole del fondo antico ora integralmente catalogato e inserito negli indici informatizzati del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN). Il Catalogo delle Biblioteche Italiane, Puglia, curato dall’omonima Regione ed edito nel 2000 dall’Istituto Centrale per il Catalogo Unico (ICCU), colma in qualche modo la lacuna del repertorio precedente, anche se le notizie che fornisce sono sommarie e talora inesatte. Si deve ricorrere ad una pubblicazione del prof. Giuseppe Pupillo, L’Archivio e la Biblioteca del Capitolo Cattedrale di Altamura, stampata nel 1984 a cura dell’Autore e dello stesso Archivio-Biblioteca Capitolare, per attingere ad una informazione più esauriente sulla storia della Biblioteca, strettamente connessa a quella dell’Archivio, sicuramente più antico e prezioso. È notevole, per esempio, - anche se il Catalogo delle Biblioteche della Puglia lo ignora - che la Biblioteca sia stata fondata nel 1644 con l’atto di donazione del prelato Alessandro Effrem e con la contestuale nomina di un canonico (Carlo Porcario) quale responsabile della Biblioteca. L’attività di catalogazione informatizzata condotta tra il 2013 e il 2014 consente di sviluppare il seguente prospetto relativamente alla consistenza numerica del fondo antico a stampa della Biblioteca. Per la definizione di fondo antico si adotta la convenzione del Servizio Bibliotecario Nazionale che include in questa tipologia le pubblicazioni a stampa dai primi libri del XV secolo (incunaboli) fino al 1830.  
Volumi appartenenti al fondo antico 2262
Incunaboli 2
Cinquecentine 35
Edizioni del XVII secolo 161
Edizioni del XVIII secolo e dal 1801 al 1830 2064
  Sono da includere di fatto nel fondo antico della Biblioteca Capitolare anche quei libri moderni che, per antichità di edizione e per provenienza, caratterizzano le raccolte in quanto espressione di strumento per la formazione culturale e religiosa del clero altamurano. Di questa parte cospicua di materiali appartenenti alla Biblioteca Capitolare si è avviata la catalogazione in SBN di un nucleo di 471 volumi, ma sarebbe opportuno completare il progetto per avere un quadro più chiaro della qualità del patrimonio librario posseduto. Il materiale fin qui catalogato e descritto in SBN rivela essenzialmente la propria provenienza ecclesiastica, con una netta prevalenza di testi utilizzati per la formazione religiosa e per la cultura di base dei seminaristi e del clero. Si comprendono in questa categoria i trattati teologici più importanti per i secoli in cui la Biblioteca si è formata,     ma anche i manuali scolastici di uso corrente per il compimento degli studi superiori, propedeutici all’accesso agli ordini sacri. È inoltre rilevante la presenza di libri che afferiscono allo studio delle Sacre Scritture e di libri liturgici di vario tipo. Rilevanti sono inoltre le presenze “extra vagantes”, presenze di libri cioè che non sono legati alla formazione del clero. Si tratta di materiali spesso inclusi nell’Indice dei libri proibiti e comunque discordanti dalla ortodossia cattolica, che denunciano la varietà di interessi e la vivacità culturale perlomeno di alcuni ambienti altamurani. Libri utilizzati per studi filosofici e scientifici non curricolari per i preti sono confluiti nel corso dei secoli nella Biblioteca Capitolare. D’altra parte non si deve dimenticare che la città di Altamura è stata sede di una Regia Università dal 1747 al 1812 e rilevante è stato il ruolo svolto dal clero altamurano rispetto all’attuazione del programma di studi superiori.  
Archivio Storico di Gravina
Premessa L’Archivio Storico Diocesano di Gravina in Puglia, sezione dell’Archivio della Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, dichiarato di notevole interesse storico il 29 marzo 1990, custodisce un cospicuo e prezioso patrimonio documentario. Al suo interno, infatti, si conservano documenti provenienti dal Capitolo Cattedrale, dalla Curia Vescovile, dall’Opera Pia Sacro Monte dei Morti o Purgatorio, dai Monasteri femminili, dalle Confraternite e dalle Pie istituzioni attive ed operanti in città. Il fondo pergamenaceo, in particolare, documenta la storia della chiesa di Gravina e dei luoghi limitrofi a partire dal 1091, data di ricostituzione della diocesi da parte del conte normanno Umfrido. La documentazione è consultabile nei giorni e nelle ore di apertura, previa autorizzazione del responsabile.     Fondo capitolare L’esistenza dell’archivio è attestata dal 1545. Nel 1564 il Capitolo, su richiesta del Vescovo Angelo Pellegrino, stabilì di redigere i documenti in duplice copia per poterli meglio conservare in Archivio. La cura per l’Archivio si accrebbe ulteriormente, in seguito all’emanazione delle bolle di Papa Sisto V, con mons. Manzolio (1581-1593), che fece redigere gli inventari dell’Archivio Capitolare, Vescovile e della Chiesa Collegiata di S. Nicola. Seguì uno stato di confusione che portò, nel 1612, alla decisione di costruire un nuovo archivio in muratura nella sacrestia della Cattedrale. Il primo ordinamento sistematico si ebbe con il Vescovo Arcasio Ricci (1630-1636). Nel 1693 mons. Marcello Cavalieri (1690-1705) fece redigere degli inventari sommari per oggetti. Nel periodo di sede vacante, seguito all’episcopato di mons. Luigi Capuano (1705-1708), l’allora Cardinale Vincenzo Maria Orsini - futuro papa Benedetto XIII - in qualità di delegato e visitatore apostolico (1713-1714) provvide al riordinamento, schedatura e inventariazione dei documenti, e alla loro sistemazione in un armadio a muro della sacrestia. Al Cardinale Orsini si deve la realizzazione di due volumi che raccolgono copie e citazioni di documenti rinvenuti in atti processuali e pertinenti all’istituzione capitolare, a quella Vescovile e a quella della locale Universitas. Un periodo di grave abbandonò si verificò durante i dodici anni di sede vacante (1806-1818), a motivo delle leggi napoleoniche e della successiva Restaurazione. Dal Registro di Prestito si desume che fino al 1876 gli archivisti si preoccuparono della buona conservazione del patrimonio documentario. La situazione migliorò ancora con mons. Vincenzo Salvatore (1872-1899) che designò tre giovani sacerdoti, docenti del Seminario Diocesano, G. Loglisci, M. Nardone e M. Pepe, per il riordinamento dell’Archivio.     Fondo vescovile Il fondo vescovile documenta la serie di vescovi e la loro azione pastorale nella Diocesi di Gravina fino alla seconda metà del XX secolo (visite, relationes ad limina, editti, sinodi, bolle divario genere, dimissoriali, assensi, ordinazioni, monacazioni), l’attività economica della Mensa vescovile, la consistenza e la qualità dei benefici, l’attività del clero, il numero e le notizie relative alle parrocchie e ai monasteri, alle confraternite, alle pie associazioni, alle controversie civili e penali affrontate dal tribunale vescovile. Nei Benefici ci sono copie di documenti di atti stipulati a partire dal 1418. Alle serie storiche primitive si sono aggiunti, in fasi successive e per ragioni diverse, i fondi storici delle antiche parrocchie, del Sacro Seminario, dei monasteri femminili di S. Sofia, S. Teresa e S. Maria delle Domenicane, delle confraternite del SS. Sacramento, di S. Croce, della SS. Addolorata, parte del fondo della collegiata di S. Nicola Protontino, tutto il fondo dell’Opera Pia Sacro Monte dei Morti o Purgatorio, i documenti di altre piccole istituzioni. Sono conservati anche atti relativi a città e diocesi suffraganee delle arcidiocesi di Acerenza, di Bari e Matera, di cui alcuni vescovi di Gravina furono visitatori. Ci sono inoltre documenti relativi all’Arcipretura Nullius di Altamura. Anche l’Archivio Vescovile beneficiò dell’opera del Cardinale Orsini, durante la sua visita pastorale del 1713-1714. L’opera dell’Orsini fu continuata dai vescovi Lucini (1718-1725) e Ferrero (1725-1730). Nel 1811 il fondo vescovile fu arricchito dai fondi del Seminario e delle parrocchie (libri parrocchiali: battezzati, cresimati, matrimoni, morti, stato delle anime), a motivo dell’obbligo di depositare nell’Archivio Vescovile i libri storici parrocchiali, che con l’istituzione degli uffici di stato civile napoleonici, avevano perso la loro funzione amministrativa. La maggior parte dei documenti della Curia vescovile deve il suo riordinamento all’opera di mons. Nicola Zimarino (1906-1920).     I progetti di riordinamento e inventariazione La sistemazione del materiale documentario è stata realizzata in varie tappe:
  • 1976-1995: raccolta dei documenti dispersi nei vari ambienti della Cattedrale e dell’Episcopio oppure conservati illecitamente da privati, accorpamento di tutti fondi archivistici e ricomposizione delle relative serie. Questi interventi sono stati curati dai Professori Fedele Raguso e Marisa D’Agostino.
  • 1986: costituzione dell’Archivio Unico Diocesano di Gravina e accorpamento di tutti i documenti dei fondi vescovile e capitolare negli attuali locali della Curia.
  • 1995: riordino totale e nuova inventariazione, in seguito al trasferimento e aggiunta di nuovi documenti sotto l’episcopato di mons. Agostino Superbo. Il risultato è stata la redazione di 15 volumi di schede con relativi indici, inventari e regesti dei documenti. I Professori D’Agostino e Raguso hanno inoltre provveduto a costituire il fondo pergamenaceo nella sua forma attuale, in seguito al recupero, presso la sacrestia della chiesa del Purgatorio, delle pergamene dell'opera pia Sacro Monte dei Morti, e in seguito all'intervento di restauro, presso l'abbazia dei monaci benedettini di Noci, dei sette volumi contenenti le pergamene. Queste ultime, asportate dai volumi per salvaguardarne la conservazione materiale, sono suddivise tra pergamene del Capitolo, pergamene della Curia vescovile e pergamene dell'opera pia Sacro Monte dei Morti o Purgatorio.
  • 2002: redazione di una scheda descrittiva riassuntiva del fondo pergamenaceo, compilata da Maria Ester Trotta, sotto la direzione di Carla Palma, funzionario della Soprintendenza a archivistica per la Puglia, consultabile presso la medesima Soprintendenza.
  • 2005: schedatura cartacea delle prime 18 buste della serie degli Acta civilia et criminalia da parte dei Professori Raguso e D’Agostino, grazie ad un apposito finanziamento da parte della Soprintendenza Archivistica per la Puglia, e informatizzazione delle schede cartacee con il software Arianna 2.0. da parte dell’archivista Francesco Antonio Bernardi.
  • 2010: grazie ai finanziamenti stanziati dalla Regione Puglia, la Società Progetto Cultura s.r.l. ha completato l’inventariazione informatizzata delle ultime 18 buste degli Acta civilia et criminalia (curata dagli archivisti Francesco Antonio Bernardi e Maria Fiermonte), provvedendo inoltre ad informatizzare gli indici dei volumi delle visite pastorali (a cura di Tina Latrofa e Maria Fiermonte) e ad effettuare la digitalizzazione dei libri parrocchiali, oltre che l’informatizzazione degli inventari dattiloscritti del fondo vescovile, del fondo capitolare e dell’archivio dell’Opera Pia “Sacro Monte dei Morti”, curata sempre dai suddetti tre operatori archivistici.
  • 2011: indicizzazione informatizzata dei volumi delle Visite pastorali. In questa fase, l’archivista Francesco Antonio Bernardi ha ripreso l’esame dei volumi per i quali, nel corso del progetto realizzato dalla Progetto Cultura s.r.l. nel 2009, ci si era limitati a realizzare un’indicizzazione sommaria, e si sono trascritti integralmente gli indici analitici, laddove presenti. Per i registri sprovvisti di indici, invece, si è realizzata ex novo un’apposita indicizzazione analitica. I dati ricavati, infine, sono stati fatti confluire all’interno del database prodotto nel 2010, utilizzando il software CeiAr v. 1.4.
 
  • 2012: In occasione del progetto finanziato dalla CEI, l’archivista Francesco Antonio Bernardi ha provveduto al riordinamento e all’inventariazione informatizzata dell’archivio privato di Monsignor Tarcisio Pisani, costituito da documenti in parte non ancora destinati alla pubblica consultazione ma storicamente assai rilevanti, perché consentono di ricostruire la proficua attività pastorale, il carisma e la grande personalità di Monsignor Pisani, ultimo presule di Gravina e primo vescovo della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, dopo la costituzione di quest’ultima nel 1986. Sono stati riordinati e inventariati, inoltre, il fondo archivistico Azione Cattolica e l’archivio di deposito della Curia vescovile, costituito dalla documentazione relativa ad affari amministrativi ormai esauriti ma non ancora destinati alla conservazione permanente nell’Archivio storico. Si è provveduto in particolare a schedare analiticamente il carteggio amministrativo, date le frequenti richieste di consultazione da parte degli Uffici di Curia.
  • 2013: pubblicazione dell’edizione critica delle più antiche pergamene dell’Archivio Capitolare di Gravina in Puglia (1091-1398) a cura di Corinna Drago Tedeschini. La pubblicazione, realizzata con il decisivo contributo economico del locale Lions Club, ha arricchito il corpus della collana del Codice Diplomatico Pugliese della Società di Storia Patria per la Puglia.
 
Archivio Capitolare di Acquaviva
Denominazione: Archivio del Capitolo della concattedrale. Indirizzo: Piazza dei Martiri 1799, Acquaviva delle Fonti.   L’Archivio, a causa di un incendio avvenuto nel 1604, conserva una documentazione esigua e relativamente recente che parte dal XVII secolo per arrivare agli anni Novanta del secolo scorso, ragion per cui può risultare difficile tracciare una biografia istituzionale esaustiva e dettagliata dell’Arcipretura di Acquaviva nei secoli. Vuoti e lacune, d’altro canto, è possibile colmarli grazie alla documentazione conservata nell’Archivio della Cattedrale di Bari che racconta i rapporti tra il potere arcivescovile barese e l’arcipretura acquavivese sin dal XIII secolo. Sono custodite nell’Archivio 3 pergamene relative agli anni 1622, 1715-1730 e un complesso di unità archivistiche che ammonta a 1.056 (datate 1614-1992). Nell’Archivio del Capitolo, fra i fondi presenti, si ricordano i Libri dei Battezzati (1603-1976); i Libri dei Matrimoni (1578-1987); i Libri dei Morti (1695-1992); i Libri dei Confirmati (1739-1991); i Libri dei Mortini (1819-1977); i Libri degli Stati delle Anime (1807-1809); i Libri delle prime comuni (1957-1992). Accanto a questa documentazione di natura demografica, l’Archivio custodisce carte frammentarie e tracce episodiche riguardanti la vita del Capitolo: Conclusioni capitolari (1878-1981); Inventari dei beni (1867 e 1898); Nomine di procuratori del Capitolo e delle cappelle (1888-1913); Libri di procura (1662-1888); Libri di procura minore (1713-1715); Libri di introiti ed esiti (1774-1800; 1789-1790; 1809-1810); Libri di messe d’obbligo (1707-1919); Libri di messe capitolari (1920-191985); Libri di messe di giro (1831-1919); Libri di sacrestia (1753-1756- 1833); Manuali delle spese per il culto (1895-1921); Quaderni delle puntature (1868-1883); Nomine del tesoriere dell’ospedale Miulli (1888-1920); infine documenti inerenti il Palazzo prelatizio (mandati di pagamento del capitolo ai fornitori e stato di avanzamento dei lavori (1853-1868). Negli Archivi delle Cappelle, infine, si conservano documenti che coprono un arco temporale che abbraccia i secoli XVII/XIX e riguardanti perlopiù libri di introiti ed esiti, libri di amministrazioni e di messe, atti di locazione, libri dei legati e maritaggi. Queste le Cappelle: Maria SS. Di Costantinopoli, S. Eustacchio, Sacro Monte del Purgatorio, SS. Sacramento.   (Fonte: A. De Lucia, Archivio Capitolare della Cattedrale di Acquaviva delle Fonti, in S. Palese, E. Boaga, F. De Lucia, L. Ingrosso, Guida agli Archivi capitolari d’Italia, vol. II, Roma 2003, pp. 18-21.)