CHIESA REDENTA DAL SUO AMORE!. II Domenica di Pasqua

DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE
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CHIESA REDENTA DAL SUO AMORE!. II Domenica di Pasqua

CHIESA REDENTA DAL SUO AMORE!

 

 

Stiamo ancora vivendo il Giorno di Pasqua nella sua ottava, e suonano ancora nel nostro cuore le parole, i canti e le emozioni vissute durante i giorni “centro della nostra fede”, ossia la passione, morte e risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Ma il mondo e la storia vanno avanti in maniera affannosa, facendoci vivere in un tempo storico cupo e quasi senza speranza, come quello che siamo abituati a constatare tramite i notiziari ed i telegiornali. Noi, da parte nostra, in quanto figli del Dio vivente, possiamo intravedere la provvidenza di Dio che costantemente con la sua Parola, soprattutto nelle liturgie di questo Tempo di Pasqua, ci viene incontro con Misericordia e ci sprona a sperare in Lui! Egli, il Risorto, ci riporta sempre ad uno sguardo di speranzosa essenzialità.

Una prima riflessione che viene a porsi come provocazione per tutti noi, è quanto potremo ascoltare nella prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli. Il “modus vivendi”, riportatoci nei primi versetti, della prima comunità cristiana, ossia quella formata dai “credenti”, mette in moto la nostra coscienza fino a provocare la nostra fede; domandiamoci: ma noi, cristiani di oggi, guardando ai nostri primi fratelli nella fede, che cosa possiamo dire, constatandolo, di aver perso di ciò che per loro era più importante? La risposta più immediata che si potrebbe avere, soffermandosi solamente sulle semplici parole testuali, arriverebbe a rispondere: “abbiamo perso la voglia di spezzare il pane insieme, di ascoltare l’insegnamento degli apostoli e la preghiera”. La risposta, che ad occhi banali potrebbe sembrare oramai di routine, in realtà centra quelli che sono tre aspetti essenziali della vita di una comunità cristiana! Lì dove c’è una sana e fedele partecipazione liturgica, lì dove c’è una fiduciosa accoglienza degli insegnamenti degli apostoli e lì dove c’è una profonda relazione con Dio e la sua Parola attraverso la preghiera: c’è la Chiesa!

Sarebbe però il caso di verificare ancora più a fondo la nostra vita comunitaria. Se molte volte provassimo a farlo, ci accorgeremmo della mancanza di quel “qualcos’altro” che, il racconto stesso della vita dei primi cristiani, qualche versetto più in là, ci riporta essere la “perseveranza” di “ogni giorno”! (At 2,46). Senza frustrarci possiamo vedere come questa perseveranza non era faticosa ma piacevole… era una vita da risorti! Infatti, una convivenza intima con la Persona della  Pasqua, nel momento in cui, partendo dalla propria esistenza, non si esclude l’altro, poiché ritenuto indegno destinatario di questo Annunzio, porta tutti, attraverso una fede contagiosa, a divenire insieme la Comunità del Risorto: la Chiesa! « … prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. » Questo è lo sfondo («con letizia e semplicità di cuore») in cui possono avvenire e portare frutto “l’insegnamento degli apostoli, lo spezzare il pane e la preghiera”. Ma, molte volte, ci accorgiamo di essere anche noi un gruppo chiuso, arrivando ad escludere gli altri non solo da una vita “comunitaria”, ma anche semplicemente da quella «semplicità di cuore» che dovrebbe caratterizzarci fin da dentro il nostro DNA! E invece, c’è troppa solitudine e poca speranza! Questa accoglienza non potrà mai far male… se sperimentata poiché risorta in Cristo!

Procedendo nella meditazione, e puntando lo sguardo sul brano evangelico propostoci, l’attenzione viene subito focalizzata sul famoso episodio di Tommaso. Sarebbe però sbagliato tralasciare i primi versetti in cui Gesù dona la pace! (cfr. Gv 20, 19). Donaci Signore la tua pace! La figura di Tommaso, da cui, nella quinta domenica di Quaresima, abbiamo ascoltato delle parole di sequela («andiamo anche noi a morire con lui!» Gv 11,16), in risposta alla volontà di Gesù di andare a casa di Lazzaro, ormai morto, anche se poi viste svanire nel nulla in quella notte mentre Gesù veniva arrestato, ci lasciano sconcertati quando, come narrato nel brano di questa domenica, egli non crede alla testimonianza dei suoi amici che hanno visto Gesù Risorto. Tommaso sembra non accogliere. Il “non credere” di Tommaso è forse un atto di solitudine? Non vorrei esagerare ma, sembrano passare dalla mente di Tommaso, esposte poi in quelle parole («Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo» Gv 20, 25), le sensazioni reali di chi, consapevole di essere scappato, di non aver assistito alla morte del proprio maestro, si ritrova poi a dover ascoltare improvvisamente della sua risurrezione. Tommaso ascoltando del proprio maestro che è tornato a “vita nuova” crede di essere stato abbandonato alla sua umanità, alla sua pochezza e miseria. Per questo la sua necessità di toccare non credo sia per semplice incredulità, ma per concreto bisogno di assaporare, ancora una volta, la vicinanza del suo maestro che ha fatto della sua sofferenza, e quindi anche di quella di Tommaso, la risurrezione! Tommaso vuole vedere se anche lui è stato redento dall’Amore vincitore di Cristo! Allo stesso modo saranno “felici” coloro che, attraverso un dono grande della fede, arriveranno a credere che Cristo Risorto ha redento anche loro in quell’unico sacrificio sempre attuale! « Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.» (1Pt 1,8-9)

Per questo possiamo cantare:
«Ti rendo grazie, m'hai esaudito, Alleluia

perché sei stato la mia salvezza; Alleluia

hai provato il tuo servo, ma lo hai liberato.

Camminerò davanti al Signore, Alleluia

m'ha liberato dalla morte. Alleluia

Il Signore ha spezzato tutte le mie catene.»

Giuseppe Acquaviva,
I anno

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