Le virtù sociali nella formazione dei futuri presbiteri

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Le virtù sociali nella formazione dei futuri presbiteri

LE VIRTÙ SOCIALI NELLA FORMAZIONE DEI FUTURI PRESBITERI
Relazione
in occasione della 3a Settimana di studio per formatori di seminari
promossa dal Centro di Formazione Sacerdotale
della Pontificia Università della Santa Croce
(Roma, 3-7 febbraio 2014)

7 febbraio 2014

Grazie, innanzitutto, al Rev. Prof. Philip Goyret, coordinatore di questa Settimana di studio per i formatori dei seminari, promossa dal Centro di Formazione Sacerdotale della Pontificia Università della Santa Croce, per l’invito che mi è stato rivolto per una comunicazione sulla educazione dei giovani seminaristi alla relazionalità, nel contesto più ampio della formazione umana, attraverso l’acquisizione delle ‘virtù sociali’.

Un po’ di storia

Più che una ‘relazione’, la mia intende essere un racconto di quella esperienza di formatore, che mi ha visto impegnato dal febbraio 1994 all’ottobre 2005, come Rettore del Pontificio Seminario Regionale di Molfetta (BA), unico Seminario Maggiore Teologico in Puglia.

Un lungo periodo (11 anni), che mi ha visto incontrare circa 600 giovani seminaristi, compresi tra i 19 e i 26 anni, dei quali sono stati ordinati presbiteri il 50%. Dai Seminari Minori, circa 300; gli altri, dal periodo propedeutico. Degli ordinati di quel decennio (1994-2005), in 20 hanno lasciato il sacerdozio.

La comunità dei formatori era formata dal Rettore, da 4 Padri Spirituali e da 7 Presbiteri Educatori (con non meno di 5 anni di ministero). Un’equipe di 4 Psicologi collaborava sul piano della formazione umana e affettiva.

Il futuro presbitero, uomo di comunione e di relazione…

Il 25 aprile del 1999 la Commissione Episcopale per il Clero pubblicava una Nota, dal titolo Linee comuni per la vita dei nostri seminari, che al n. 43 recita: “…motivare una positiva capacità relazionale. …I seminaristi vanno aiutati a esprimere una trasparente capacità di relazione accogliente e oblativa, senza chiusure e pregiudizi…”.

Mettere in guardia da atteggiamenti solitari e individualistici, tendenti ad una sorta di autoreferenzialità o di narcisismo, per una educazione al saper stare insieme, al confronto, all’amicizia e alla fraternità. I presbiteri fanno molta fatica, nei nostri presbiterii, a vivere questa relazionalità e questa fraternità.

capace di ascolto e di comunicazione…

Formare i nostri giovani seminaristi a ‘stare in società’ significherà lavorare con loro, per acquisire un equilibrio tra il piacere di parlare e la necessità di ascoltare, in vista di una relazionalità che faccia spazio alla ‘sintonia’ (ascolto-silenzio), per creare una sinfonia tra voci diverse.

Per apprendere l’arte del comunicare, che non è soltanto capacità di parola, ma che risiede anche in uno sguardo, in un sorriso, in una gestualità delicata e attenta all’altro.

dentro un sistema culturale della società contemporanea…

Che si presenta “provvisoria, complessa, soggettiva e disincantata” (Linee comuni…, 42). L’apertura mentale e l’apprezzamento della diversità esigono, nella formazione dei futuri presbiteri, una grande attenzione a quelle dimensioni or ora citate, al fine di evitare quegli atteggiamenti o quelle valutazioni superficiali, perché non supportate da necessari interessi (narrativa, saggistica, cinema, teatro, musica, informatica) e capacità di ‘dialogare’ con questo mondo e con questa storia.

Il tutto finalizzato al “novum” e al “semper” del Vangelo, lungi da quella faciloneria e superficialità, o da chiusure mentali e nostalgiche tanto presenti in una certa tipologia di presbitero, purtroppo ancora presente.

un futuro presbitero esperto in (di) umanità…

Optatam totius (IV, 11), Pastores dabo vobis (V, 43), La Formazione dei Presbiteri (III, 4b), sono unanimi nel sottolineare che la formazione umana risiede innanzitutto nella capacità di relazione e di relazioni e che l’acquisizione delle ‘virtù sociali’ si ottiene attraverso atteggiamenti e comportamenti di forte spessore di ‘umanità’.

Si cerca per la Chiesa un uomo… (don Primo Mazzolari), capace di com-passione e di con-gioia, di amabilità e di sincerità, di delicatezza e di fortezza, di fedeltà alla parola data e di fermezza, di personalità …solare!

naturalmente educato…

Non erano date per scontato, nella formazione del futuro presbitero, né la naturalezza, né la ‘buona educazione’. Dice Enzo Bianchi, il Priore di Bose, che il prete è anche come veste, come mangia, come abita la sua casa… Né ricercatezza e né sciatteria e trasandatezza.

Il salutare, lo stringere la mano, il dare precedenza (non quella del codice della strada!), il rispondere alle lettere (o mails o sms), …

A me sembra – lo dico sommessamente, ma con grande convinzione – che il lavoro dei formatori di seminari, perché i giovani seminaristi si ‘abituino’ alle ‘virtù sociali’, sia tra i più delicati, perché esso comporta innanzitutto l’esemplarità dell’educatore e quella particolare pazienza pedagogica che liberi l’umanità del credente, prete del domani, dalle incrostazioni dure e ruvide che impediscono l’affiorare di quel ‘filone aureo’ di una persona libera e matura.

+ Giovanni Ricchiuti

Arcivescovo-Vescovo

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