In cammino verso Santiago

Si è appena concluso il mio cammino di Santiago, tornata a casa, nella mia quotidianità, le riflessioni di questi giorni hanno definitivamente preso forma e le fatiche fisiche hanno avuto il loro senso. Compiere il cammino era un forte desiderio di mio fratello Francesco, un ragazzo che ha affrontato la malattia e la morte come Gesù ha abbracciato la sua croce; questo suo desidero era rimasto incompiuto, appena ne ho avuto la possibilità ho intrapreso la strada che avrebbero voluto percorrere i suoi piedi. Quello che prima era il suo desiderio è presto divenuto il mio, zaino in spalla ed ho percorso quei passi, con fatica, costanza, paura, lacrime, sorrisi. La sua presenza era costantemente lì con me, la mano del mio fidanzato e della mia amica erano la dimostrazione fisica della sua presenza. Il Cammino di Santiago è un esperienza di vita, ed anche quando si parte senza una vera motivazione, una volta sul sentiero ci si rende conto di come percorrere quei passi ha in sé un reale motivo, che magari fino a quel momento non si era mostrato. La mia prima motivazione era dare un senso al dolore, alla confusione per la morte di mio fratello, volevo che le lacrime pietrificate si potessero sciogliere finalmente, inutile dirvi come magicamente tutto ciò è accaduto, camminando ho riscoperto la gioia delle lacrime e delle fatiche, mi sono resa conto di come una salita sia nettamente più faticosa di una discesa, ma che alla fine della salita ci si sente più orgogliosi rispetto alla discesa, e di quanto questo sia sinonimo della vita. Uno zaino pesante e pieno di oggetti inutili mi ha dimostrato di come, durante le salite e le discese della vita, sia terribilmente inutile portare con sé "troppo peso" sulle spalle ma che l' essenziale è unicamente quello che conta davvero: l'indispensabile! Arrivare a San Giacomo, la meta, e abbracciarlo è stata la dimostrazione di come le fatiche e la tenacia siano il mezzo con cui dopo tanto dolore e sofferenze, la meta è la dolce ricompensa che ti riempie il cuore e ti ristora dal dolore, dalla sofferenza e dalle fatiche. Il cammino è vita, è una volta che si è partiti interi non si ritornerà mai più la stessa persona: il cuore leggero e la forza interiore saranno i tuoi compagni di viaggio fino alla fine. Giovani, partite e siate coraggiosi, il cammino è speranza è gioia, è vita!

Valentina Dimaggio, 27 anni, Gravina in Puglia


l cammino non è una di quelle cose che si consigliano, è la vita che ti deve portare a intraprendere quel percorso. È qualcosa di personale. La cosa bella è che non sai cosa ti capiterà giorno dopo giorno, km dopo km. Il cammino risveglia l’interiorità. É stata la cosa più bella che io abbia mai scelto di fare. Nulla accade per caso.

Francesco Molinari, 38 anni, Santeramo in Colle


Ho adorato questa esperienza, ho adorato il cammino. Considero il Cammino di Santiago la perfetta metafora della nostra vita: a volte ho camminato sola, con i miei passi, i miei pensieri e soprattutto la preghiera, altre volte ho camminato in compagnia, cercando di sostenere (nella mia inadeguatezza) chi mi accompagnava, facendomi compagna di viaggio, aspettando chi aveva un passo lento, cercando d'incoraggiare chi era ormai stremato. Ho pregato molto, sia prima della partenza, sia durante, perché il cammino fosse per me senza grossi intoppi. E così é stato, sono stata ascoltata, la Vergine Maria si è fatta mia compagna di viaggio e mi ha sostenuto nel cammino. Certo la stanchezza, la difficoltà, lo sconforto in alcuni momenti non sono mancati, ma uno è l'insegnamento che mi porto a casa: il segreto del cammino della vita è non fermarsi mai, proseguire nonostante le avversità, pregare perché l'aiuto materno di Maria Santissima non manchi mai, camminare insieme agli altri nella gioia ma anche quando il percorso si fa più duro. Ringrazio l'equipe Diocesana di Pastorale giovanile, il Vescovo, i sacerdoti e tutti i compagni di cammino per l'opportunità avuta. Questi giorni rimarranno impressi nel mio cuore per il resto della mia vita.

Domenica Lella, 37 anni, Santeramo in Colle


Prima di partire per Santiago mi avevano detto che il cammino insegna molto, ma non capivo le modalità su come questo potesse verificarsi. Al ritorno posso affermare che il cammino di Santiago è un vero e proprio maestro di vita. Una delle tante cose che mi ha insegnato è l’essenzialità. In un mondo che ci ha abituati ad avere tutto e subito, ho capito che bisogna sempre discernere cosa veramente serve alla nostra vita, per non appesantirci troppo. Un altro insegnamento è che Tutto è possibile. Se ti metti in cammino con ottimismo, positività e sicuro delle tue capacità: arriverai dove vorrai. L’importante è crederci anche se dolori muscolari e vesciche cercano di impedirti il proseguo del cammino. Ma la più grande certezza tra le tante che mi ha donato questo cammino è che l’affidarsi costantemente a Dio è fondamentale. Perché Dio si fa piccolo come noi, per camminare con noi, per donarci quello che ci manca (“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” Lc 11,9), per guidarci lungo la via (“Io sono la via, la verità e la vita” Gv 14,6), in pratica per essere nostro compagno lungo la strada. Un grazie particolare al vescovo Giovanni, ai Sacerdoti e a tutti i ragazzi conosciuti in questo cammino per aver condiviso con me un'esperienza fantastica che credo segnerà per sempre la mia vita.

Francesco D'Agostino, 22 anni, Gravina in Puglia


Le mie gambe hanno camminato tanto, la mia faccia ha preso tanto vento, con i miei occhi ho visto tanta vita e le mie orecchie tanta ne hanno sentita. Infine le mie mani hanno applaudito di felicità all'arrivo, alla meta tanto desiderata: Santiago de Compostela! Il Cammino è come un'alta marea che purifica la spiaggia che assalta. Il Cammino è un'infinità di emozioni, il Cammino è incanto, il Cammino è poesia. La bellezza di ascoltare i tuoi passi, il tuo respiro affannoso, il tuo battito del cuore, i dolori dei tuoi muscoli. Poi lo zaino, l'amico fedele, inseparabile, prezioso, ma a suo tempo pesante e faticoso. E' complicato spiegare il Cammino, il Cammino va fatto per capirlo: è proprio vero ti cambia la vita: la mia l'ha già cambiata! Ringrazio ogni singolo partecipante, il Vescovo ormai uno di noi, ogni singolo sacerdote, la mia famiglia, il mio parroco e i miei amici che mi hanno sempre supportato da casa, il mio fenomenale gruppo parrocchiale, la mia fraternità e per ultimi non perché meno importanti, ma solo perché meritavano di avere una menzione speciale i miei "nuovi amici", persone splendide che hanno contribuito a rendere il tutto davvero SPECIALE. ULTREYA!

Tesoro Michele, 26 anni, Altamura


Camminare. È uno degli atti primari, una delle prime abilità che acquisiamo da quando veniamo alla luce. È l'appagamento del bisogno ancestrale di scoprire il mondo e relazionarci con esso, dapprima percependone la consistenza sotto la pianta dei piedi. Ed io, lungo sentieri galleghi più e meno ripidi, troppo e poco impervi, ho riscoperto il mondo, e me stessa in esso. Ho tratto da questa esperienza lezioni vitali, come il bambino che barcollando stacca la mano e impara a cercare un nuovo appiglio su cui fare leva per rialzarsi quando cade. Ho imparato che se non ti liberi dai pesi inutili, se non porti con te lo stretto indispensabile e nulla più, non ce la fai, perché quel peso diventerà zavorra. Ho imparato che l'augurio più bello è un "buen camino!" che ristora le gambe e gonfia il cuore, pronunciato da un pellegrino mai visto prima col sorriso sudato, lungo la strada. Ho imparato la meraviglia di ritrovare il pellegrino suddetto alla tappa seguente, con addosso la sensazione di essersi conosciuti da sempre. Ho imparato ad ascoltare storie, a conoscere le persone per mezzo dei loro racconti, a riconoscermi nelle vite degli altri, a condividere la mia. Ho imparato a progettare un obiettivo alla volta, a mettere i passi che riesco a fare davanti a quelli che mi sarei aspettata di compiere, a misurarmi. Ho imparato a mettere un piede dietro l'altro, con il cuore che batte nelle gambe e nella schiena per potercela fare, non importa a che velocità, se non alla mia. Ho imparato che ogni pezzetto di mondo è un posto stupendo per vivere, che c'è troppa bellezza intorno a noi perché non esista qualcosa di più grande, un meccanismo perfetto che trascenda le cose che percepiamo con i sensi. Ho imparato a tenere i denti stretti. Ho imparato che se ami il percorso più della meta, alla fine ci arrivi, ed è il regalo più bello e prezioso che tu possa fare a te stesso.

Elisabetta Tricarico, 22 anni, Acquaviva delle Fonti


Non sono partito per dimenticare qualcosa o qualcuno, né perché avevo bisogno di ritrovare me stesso. Sono partito per motivi religiosi e per pura curiosità. Ammetto di aver avuto momenti di difficoltà perché, diciamocelo, fare il Cammino di Santiago da pellegrini e non da "turigrini", non è semplice. Cammini, cammini e cammini. Cammini per 25-30 km per diversi giorni, convivi con ogni tipo di dolore, con tendiniti, con vesciche, con il freddo delle 6 del mattino e con il caldo sole di mezzogiorno. Poi finalmente arrivi alla meta della giornata, ma non hai i comfort della vita di tutti i giorni. Condividi una palestra con centinaia di pellegrini, dormi su un pavimento duro da cui solo il sacco a pelo ti separa. E quando arrivi non puoi stenderti sul tuo sacco a pelo. Devi fare il bucato. Sicuramente non perdi del tempo per scegliere che vestiti indossare perché hai un cambio, forse due. Impari a trasformare i "russamenti" notturni dei pellegrini in una ninna nanna e ad ignorare le sveglie di coloro che iniziano a camminare alle 5 del mattino. Eppure io sto già pensando al mio prossimo cammino. Sono una persona iperattiva, a volte troppo agitata, faccio fatica a trovare pace. Camminando ho avuto modo di dedicare del tempo a me stesso, di pensare a quanto sono fortunato e a quanto sono viziato a volte, di rilassare la mia mente e capire che anche nei momenti difficili ci sarà qualcuno o qualcosa che ti darà la forza di andare avanti. Chi mi conosce sa che sono piuttosto taciturno, ma qui ho parlato tanto ed ho ascoltato le storie di tanti pellegrini pur se conosciuti da qualche ora. Ho cercato di essere gentile con loro, di aiutarli al bisogno, di dare loro una parola di conforto. L'umanità che ho trovato nel mio cammino non l'avevo mai percepita prima. Ho inoltre visto paesaggi splendidi, passando dagli altipiani al verde dei vigneti della Galizia. Ricordo con piacere un insegnamento, che porterò per sempre nel mio cuore: "il pellegrino ha due zaini da portare, quello che porta sulle spalle e quello interiore. Una volta conclusa la giornata, anche lo zaino interiore deve essere riordinato e se non serve qualcosa si può tranquillamente scartare. Non occorre portare pesi inutili, nel cammino, ma soprattutto nella vita". Insomma è stato tutto stupendo, soprattutto aver condiviso tutto questo con la mia ragazza. Non è semplice stare insieme 24 ore su 24, ancor di più quando la stanchezza fisica e mentale si fanno sentire, ma ce l’abbiamo fatta, senza mai "litigare". Arrivati a Santiago, abbiamo intonato cori improvvisati al momento, sino all’arrivo dinanzi alla cattedrale; lì abbiamo lasciato gli zaini a terra, baciato il pavimento e ci siamo tutti abbracciati. È stato un momento davvero emozionante ... soprattutto per essersi resi conto che tutti ce l’avevamo fatta, nonostante le mille peripezie e problematiche fisiche e mentali del gruppo.... semplicemente stupendo!!! Ero stanco, i miei piedi e le mie gambe chiedevano riposo, ma ciò che contava era essere felici e soddisfatti, e io lo sono più che mai! Buen camino ❤ ULTREYA ...

Donato Scaramuzzi, 32 anni, Santeramo in Colle


l cammino è stato per me una riscoperta del divino che ci circonda e che è dentro ognuno di noi. Ho dovuto percorrere centinaia di chilometri insieme a voi per riuscire a dare una risposta alla domanda: “Dio dove abiti?”. Dio pervade tutte le cose belle della vita: è nel fiume che scorre, nelle foreste, nei bellissimi vigneti, nella natura che ci circonda e che ci ha accompagnato durante il cammino. Dio è nell’amicizia, nell’amore, nella solidarietà e nell’aiuto reciproco. Sono grata a voi giovani parroci ed al Vescovo perché con le vostre prediche e le vostre parole avete messo in moto la mia anima, risvegliandola da un lungo letargo. Inizialmente ero scettica nel svolgere il cammino in vostra compagnia (spirituale); tutte le preghiere e le messe previste dal programma mi spaventavano un po’, non essendo avvezza a pregare e a frequentare la Chiesa. Ho cambiato presto opinione. Probabilmente se avessi percorso il cammino di Santiago senza di voi, non avrei mai cercato una risposta alla domanda “Dio dove abiti?”. Le vostre parole sono giunte al mio cuore e l’hanno svegliato! È proprio il caso di dire “che Dio vi benedica tutti”! Ultreya!

Ersilia D’Ambrosio, 29 anni, Santeramo in Colle


In aereo, tornando da Madrid, nei miei pochi momenti sveglio, ripensavo a questa settimana intensissima. Ero partito con un idea del cammino moderna, fisica, completamente sbagliata in pratica. Il cammino, quello vero, ti mette davanti tutti i tuoi limiti, quelli che hai nel cuore, nascosti da tanta frettolosa quotidianità. Posso dire che aver fatto il cammino, con una fraternità di persone che non conoscevo, mi ha aiutato davvero tanto a crescere. E li ringrazio di cuore. Ma posso anche dire che aver condiviso dei momenti comunitari, come dormire o lavarsi o svegliarsi, con altre ottanta persone é stato il segreto della bellezza di questo cammino. Ho amato il paesaggio, ho amato la solitudine dei passi, ho amato stringere la mano mentre camminavamo, ho amato ascoltare la natura nella foresta, ho amato ascoltare tante storie e guardare tanti volti, ho amato dire sorridendo "buen camino" a persone con mille occhi e nazionalità diverse, ho amato cantare e ballare in pullman, ho amato confessarmi, ho amato raccontare barzellette, ho amato fare il puntuale quando sono un ritardatario cronico, ho amato dormire su un tappetino, ho amato mangiare sempre il menù del pellegrino, ho amato non asciugarmi i capelli. Ho amato passo dopo passo, km dopo km, questo il segreto. Amare sempre. Il mio segreto, quello che mi porto dentro, quello che ho capito dopo questa esperienza sorprendente da tutti i punti di vista. Amare sempre. Amare quella vita che tanto riempiamo di cose inutili ma che tanto ha bisogno dell'essenziale. L'essenziale che é invisibile agli occhi. Grazie alla PG diocesana per aver offerto a tutti noi questa splendida esperienza. Grazie a chi ha voluto donare un pezzo di sé in questa esperienza, siete preziosi. Grazie a Rosa, l'essenziale. Grazie a Melo e Carla. Grazie alla mia Fraternità. Grazie al vescovo e ai sacerdoti che ci hanno guidati, INCREDIBILI. Grazie a chi c'è ma non si mostra mai ma si sente, si sente tantissimo.

Alessandro Cornacchia, 24 anni, Altamura


Il cammino ... Entri in una condizione di vita dove la mente, ogni cellula, ogni parte del corpo, l'anima ne è partecipe. Nessuna esitazione ogni mattino nel mettermi in cammino per percorrere nuove strade, nuovi sentieri, con la consapevolezza di come mi sarei sentito giunto a destinazione. La voglia, la forza, la determinazione, la fatica sono condizioni naturali. Possano i vostri desideri divenire la vostra vita da vivere. 💫😘

Felice Indrio, 48 anni, Altamura


Il "Cammino di Santiago"... Anzi ... Il cammino della vita!!! Un misto di luoghi, esperienze, gioie, dolori, pianti, sorrisi, fatiche, affiatamenti e persone!!! Sì persone ... Persone che chi per un motivo, chi per un altro si sono ritrovate ad attraversare tutte la stessa strada ... Tutte lo stesso sentiero!!! Personalmente parlando, da questa esperienza, ho portato nella vita di tutti i giorni un bel bagaglio ... E ringrazio tutti in ugual modo ... Davvero tutti!!!! Oltre ringraziare ... Chiedo scusa anche a chi sarò sembrato asociale, assente ... Era solo il bisogno che avvertivo in alcuni momenti di restare solo. Ma un ringraziamento particolare va alla mia futura moglie Valentina ... Con la quale già da un po di anni condividiamo insieme dolori e gioie... Insieme abbiamo raggiunto la consapevolezza che la vita è una strada tutta in salita ... piena di curve e brecciolina sotto i piedi ... Ma noi aiutandoci a vicenda riusciremo ad affrontare il tutto proprio come è stato per il cammino di Santiago! Ora ne siamo ancora più convinti!!! Tutto ciò ringraziando sempre il nostro Dio ... Che ci dà la forza per affrontare tutto! Perché senza Dio ... Nn si è nulla ... Si é vuoti ... E se si è vuoti dentro si è persi!!!!! Grazie, grazie ancora di cuore!!!!

Michele Granieri, 37 anni, Gravina in Puglia


Non è facile dare una definizione o spiegare cosa sia il Cammino di Santiago e cosa si prova nel compierlo. Per me è stato un misto di emozioni forti, di punte di dolore fisico mai raggiunte prima, di momenti di scoramento misti a momenti di gioia, di amicizie sbocciate e di amicizie rinsaldate. E’ stato parlare con giovani sacerdoti e apprezzare la loro saggezza, la loro fede che li rende luminosi, ridere e scherzare con gente mai vista prima, avere conforto nel momento del bisogno e sentirsi felici per i gesti più semplici. Di questo cammino, che non saprò mai se è durato troppo poco, o troppo a lungo, ciò che mi è particolarmente rimasto dentro è stata la rivalutazione del concetto del Tempo, entità questa astratta e ormai a noi superiore, che ci sfugge tra le mani e che non riusciamo più a controllare e ad apprezzare ... il tempo …con cui devi confrontarti nelle fredde ore del mattino e a cui torni a dare tutto il suo valore secondo dopo secondo attraverso la fatica, scandito dalle gocce di sudore che ti colano dalla fronte …il cammino ti permette di avere tempo, un tempo puro, reale, che tu puoi e soprattutto vuoi dedicare all’ascolto. Non mi capitava infatti da tanto di capire e ascoltare così profondamente me stessa e gli altri, di essere capace di entrare in empatia con persone mai conosciute, di poter essere d’aiuto sapendo esattamente cosa servisse fare. Il cammino è un modo autentico e rigenerante di sottrarti alla foga della quotidianità, aiutandoti a ripensare la tua vita, dando il giusto peso alle cose che contano davvero. Tornata da Santiago sono io, sempre io, con gli stessi dubbi e le stesse angosce, ma con una forza interiore, una consapevolezza delle mie potenzialità e un’apertura mentale diversa, più matura e più fiduciosa. Un recupero di valori sociali, solidali e interiori che arriva naturalmente, kilometro dopo kilometro, passo dopo passo, questo è stato per me il Cammino di Santiago. Un’esperienza talmente diversa per ognuno di noi che diventa unica. E Bellissima.

Angela Petruzzelli, 29 anni, Santeramo in Colle


Non so davvero da dove iniziare, perché sono tante e troppe le cose da dire su questa esperienza ... Partiamo dal presupposto che più si avvicinava la data di partenza e più ero titubante, un po’ la paura della stanchezza, un po’ perché non conoscevo nessuno, un po' la paura di rimanere sola, un po’ la preoccupazione di tornare cambiata ... E poi è arrivato il giorno della fatidica partenza e da lì, da come sono entrata in quel pullman, è come se dentro di me fosse scattata una magia perché stavo entrando nell’ottica più profonda di questa esperienza! Arrivare lì e svegliarsi la mattina, avere quell’adrenalina di partire, avvertire forte l'entusiasmo ... anche dopo essere partiti, avere la possibilità di confrontarti con i tuoi compagni di viaggio, per poi ritrovarti ad accelerare il passo per percorrere qualche tratto in salitudine e soffermarti in riflessione, proprio per mettere un po’ le carte in tavola della tua vita e vivere così il vero cammino interiore. Infatti questo cammino è servito a me, e penso un po' a tutti, proprio a vivere in profondità questa esperienza di ascolto e percezione più vera di sé!!! L'elemento essenziale è stata la compagnia, siamo stati un gruppo fantastico, molto unito, a partire dai fantastici sacerdoti che ci trasmettevano una ventata di energia e ci hanno accompagnato fino alla meta facendoci vivere un cammino di fede e spiritualità ... volevo ringraziare tutti uno ad uno. Grazie a chi ha organizzato tutto ciò con professionalità e precisione, grazie al Vescovo che con il suo sorriso ci ha trasmesso tanta allegria, e grazie a chi mi conosceva già, a chi mi ha conosciuta ed è diventato compagno di viaggio!!! Nei miei 25 posso dire che è stata l’esperienza più bella della mia vita ... Le parole da scrivere sarebbero ancora tante, ma basta così perché tanto sono convinta che solo vivendola sulla propria pelle si può capire a pieno quello che abbiamo sperimentato in questa esperienza!!! Grazie a tutti e ancora BUEN CAMINO a todos ... ULTREYA ❤️❤️

Maria Anselmo, 25 anni, Altamura


Se credete che dal Cammino ne uscirete rilassati e rinnovati nel corpo, allora non partecipate al Cammino di Santiago. Se siete disponibili ad accogliere il cambiamento con coraggio, allora, prendete il Cammino e fatelo vostro.Il Cammino ti sfianca, non senti il tuo corpo, vivi di antidolorifici e per quanto tu possa essere allenata, nulla ti renderà davvero pronta al peso di uno zaino che non riesci ad alleggerire ulteriormente, alla rigidità delle gambe e ai tuoi piedi che non rispondono più ai tuoi comandi. Il tuo corpo, non ne esce rigenerato, ma se vogliamo “ammaccato”. Il Cammino non è affatto facile e il percorso non è affatto in pianura. Percorrerai salite con pendenze inimmaginabili e sentirai i tuoi piedi e la tua schiena pulsare e bruciare.Eppure, durante il Cammino, non vorrai fermarti se non per contemplare le meraviglie che ti circondano. Vorrai sempre più camminare per raggiungere la meta, preferirai le salite alle discese e ti affiderai a delle frecce che non avevi mai visto né sai dove ti condurranno.Eppure, durante il Cammino, non lasceresti lo zaino per nessun motivo al mondo. Potresti liberarti di quel peso ingombrante, ma non lo farai. In quel bagaglio hai l’essenziale per vivere in quei giorni e quindi il cammino diventa inconcepibile senza quel peso a cui ci si è affezionati, su cui si fa affidamento. Quel peso, diventa parte di te. Ci convivi. Il Cammino non avrebbe lo stesso significato. Lo zaino: supporto necessario, faticoso eppure cosi fortemente voluto.Eppure, durante il Cammino, riuscirai a pensare, a pregare e ad elevarti oltre quel dolore fisico.Eppure, tu non lo sai, ma mentre percorrerai le strade del Cammino, il Cammino starà percorrendo tutta te stessa sino a scavare nel profondo. Riuscirà a portare in superficie quelle risposte che erano lì, silenti. Il Cammino ti conoscerà meglio di chiunque altro, ma le risposte, non te le darà sin da subito. Te le rivelerà man mano che tornerai al tuo quotidiano e allora saprai benissimo cosa fare.Sarà allora, che capirai, che il Cammino è appena iniziato. Che il Cammino ha prodotto i suoi frutti.Il mio Cammino non ha portato a scelte estreme di cambiamento, ma a un cambiamento estremo di me stessa e della mia concezione di vita, secondo cui le fatiche, i dolori, gli incidenti di percorso e il peso delle responsabilità, non sono più ostacolo ma valore aggiunto. Secondo cui la freccia, non indica la direzione da scegliere ma i valori a cui puntare nel corso di quel Cammino chiamato Vita. Secondo cui l’amore non si impone, ma nella libertà, si dona reciprocamente.Per tutto questo, in un mondo in cui si tende ad evidenziare solo i limiti dei contesti vissuti, vado in controtendenza ed evidenzio la bellezza di una Chiesa nuova e giovane e la ringrazio.Ringrazio la Diocesi, l’Arcivescovo e i sacerdoti che ci hanno seguiti nel Cammino e non. La Chiesa è fatta di uomini. E questi Uomini ci hanno mostrato una Chiesa nuova, umile e aperta, pronta a guidarci con discrezione.Va detto, senza loro, molti di noi non avrebbero potuto vivere economicamente questa esperienza. Per tutto questo, per la Vostra umile guida e per quello che avete permesso alle nostre vite di vivere nel futuro, grazie!Ringrazio mia sorella, Felice, gli amici presenti e le nuove conoscenze, per aver condiviso con me, se stessi e il Cammino.Ringrazio me stessa per essermi concessa di osare con coraggio.Ringrazio il Cammino di Santiago che, so per certo, presto rivedrò e ripercorrerò.Buen Camino!

Nina Dibenedetto, 31 anni, Altamura


Il cammino di Santiago è un lungo e Santo pellegrinaggio che ognuno percorre dentro e fuori di se, è un viaggio di emozione, sensazione, riflessione, gioie, incertezze e paure; ma è un'esperienza indescrivibile. Il cammino di Santiago è veramente una scuola di essenzialità, di condivisione di una meta, d'incontro con Cristo. "Buen camiño": questo è il festoso saluto che si scambiano i pellegrini lungo il cammino. Ma il cammino vero inizia quando rientriamo alle nostre case pieni di un rinnovato incontro con Gesù!

Fabio Rodriguez Duarte, 33 anni, Poggiorsini


Santiago, è stata un esperienza magnifica, sapevo che non sarebbe stata una vacanza, e per questo partivo preparato. Ho fatto il cammino perché mi piace correre all’aria aperta e conoscere gente. I 105Km sono stati faticosi, ma per questo belli; Dio era con me, e lungo il percorso ho avuto le conferme che volevo ed è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Ho affrontato il cammino con giovani sacerdoti e miei coetanei; eravamo divisi in sottogruppi di 10 persone e ogni mattina alle prime luci ci riunivamo, con zaino in spalla, per pregare assieme per qualche minuto, dopo aver dormito a terra, in un sacco a pelo, al freddo, in luoghi come palestre, e aver condiviso spazi come bagni; ma paradossalmente stavamo bene. Alcuni di essi dicevano che il cammino di Santiago è come la vita, che la meta non è la città finale, bellissima senza dubbio, ma il cammino in sé, per questo penso anche che il cammino sia in ogni istante, e tutto questo entra nel profondo, e fa bene da star male, quasi da fermarsi e piangere e ringraziare. Come ogni persona inesperta nel trekking, mi è capitato di perdermi, in special modo da Padron alla meta finale quale Santiago, mi son ritrovato solo, alle 5.30 senza alcuna freccia o conchiglia gialla da seguire per la poca luce e nessun pellegrino da seguire, ma anche lì, ho amato il cammino, perchè la vita è anche questo, amarsi anche e soprattutto nei momenti difficili. Ho letto che il cammino non si consiglia, io lo consiglio, e di farlo con guide come sacerdoti, che sono un riferimento, lungo tutto il cammino, come un faro per una nave in tempesta. Grazie a tutti quelli che hanno reso possibile vivere questa esperienza, perché la porto con me. Grazie!!!

Paolo Acquaviva, 32 anni, Milano