IV DOMENICA DI AVVENTO anno C

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IV DOMENICA DI AVVENTO anno C

IV DOMENICA DI AVVENTO anno C – Lc 1,39-45

Mons. Venturino Lorusso, oblato benedettino

L’incontro

Con il Natale alle porte sarebbe incoscienza evitare di chiederci: Come oggi è vissuta l’anniversario di nascita del Figlio di Dio? Se abbiamo ancora un sussulto di ragione, con uno sguardo critico sulla realtà che ci circonda, dobbiamo confessare di averlo reso occasione di luminarie, regali, banchetti e viaggi. Per scrupolo si cerca un’atmosfera “magica” con la Messa della notte e in casa con un presepe pur in miniatura per cantare la ninna nanna, ricordo d’un passato tramontato.
Non penso d’essere pessimista. Fatti di cronaca confermano la tendenza a non voler ricordare Gesù Cristo. Ad iniziare nelle scuole si tenta di escludere ogni segno di presepe (l’albero di Natale è tradizione dei paesi nordici). Quanto ai canti si pensa a tramutare il Natale in una festa d’inverno. Quest’ultima domenica d’Avvento vuol risvegliare la fede in un evento inaudito: Dio si fa uomo.
L’incontro di tenerezza di due donne graziate dall’Eterno si staglia dinanzi al nostro spirito. Questa tenerezza Papa Francesco si augura, perché “gli anni a venire siano intrisi di misericordia per andare incontro ad ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio!” (MV 5). Una Vergine ed una donna sterile sotto lo sguardo d’amore di Dio diventano madri e il loro grembo racchiude una pienezza di vita. L’amore materno è “viscerale” e Dio ha voluto far riferimento a questo quanto “rivela il suo amore come quello di un padre e di una madre che si commuovono fino dal profondo delle viscere per il proprio figlio. È veramente il caso di dire che è un amore “viscerale”.

Proviene dall’intimo come un sentimento profondo, naturale, fatto di tenerezza e di compassione, di indulgenza e di perdono” (MV 6).
Nell’incontro tra due madri si rivela l’azione dello Spirito. “Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò”, un verbo che in greco può tradursi “emise un forte grido”. Il primo grido è una duplice benedizione che associa la persona benedetta con Dio, il quale ha fatto e fa “grandi cose” in coloro che nutrono fiducia nel modo con cui guida la storia dell’umanità. Si realizza la promessa ad Abramo: “In lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra” (Gen 18,18).
Perché Gesù viene “non a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,13). Davanti alla visione di una giustizia come mera osservanza della legge, che giudica dividendo le persone in giusti e peccatori, Gesù punta a mostrare il grande dono della misericordia che ricerca i peccatori per offrire loro il perdono e la salvezza” (MV 20).

S. Paolo lo confermerà: “Quando venne la pienezza del tempo Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sotto la legge” (Gal.4,4s). Poi la cugina domanda: “A che cosa devo che la madre del mio Signore venga a me?”. Si coglie l’eco del re Davide: “Come potrà venire da me l’arca del Signore?” (2 Sam. 6,9). E sulla bocca di Elisabetta si coglie una professione di fede nell’incarnazione del Figlio di Dio nel grembo di una donna. La fede è spesso suscitata da un incontro.Ecco il riscatto di Eva, madre dei viventi, ed è anche il nostro riscatto dal peccato. “Maria è stata da sempre preparata dall’amore del Padre per essere Arca dell’Alleanzatra Dio e gli uomini. Ha custodito nel suo cuore la divina misericordia in perfetta sintonia con il suo Figlio Gesù. Il suo canto di lode, sulla soglia della casa di Elisabetta, fu dedicato alla misericordia che si estende «di generazione in generazione» (Lc 1,50).

Anche noi eravamo presenti in quelle parole profetiche della Vergine Maria. Questo ci sarà di conforto e di sostegno mentre attraverseremo la Porta Santa per sperimentare i frutti della  isericordia divina” (MV 24). Infine Elisabetta proclama Maria “beata”. Perché? Ha creduto senza aver visto, senza aver avuto una prova tangibile su quanto l’angelo Gabriele aveva detto. Maria è la prima credente: “Mediante la fede si è abbandonata a Dio senza riserva ed ha consacrato totalmente se stessa, quale ancella del Signore, alla persona e all’opera del Figlio suo. E questo figlio – come insegnano i Padri – l’ha concepito prima nella mente che nel grembo: proprio mediante la fede!” (Redemptoris Mater 13).
Papa Francesco invita ad aver fede, perché Gesù ha posto la misericordia come un ideale di vita e come criterio di credibilità per la nostra fede: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7) è la beatitudine a cui ispirarsi con particolare impegno in questo Anno Santo” (MV 9).

Per dare senso al Natale abbiamo il bisogno di:
1. ricercare la gioia dell’incontro per la visita di Gesù, Figlio di Dio fatto uomo;

2. lasciare che la Parola, il Verbo venga ad abitare in noi, facendo silenzio di tante inutili parole;

3. riconoscere la nostra povertà più che di beni, quella morale di fragilità e peccati;

4. accogliere con fede la presenza dell’Invisibile nei segni che Dio ci offre nell’oggi.

 

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