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XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno B – Gv. 6,1-15

LA MOLTIPLICAZIONE DEL PANE

P. Lambert Okere CMF1

Dopo una lunga diatriba di Gesù con i farisei sulla sua autorità e provenienza divina, nel capitolo 5° del Vangelo di Giovanni, ora dalla Galilea passa all’altra riva del lago di Tiberiade. Di nuovo si ritrova con una grande folla che lo segue e, aspetta da lui parole di vita e sollievo dai mali morali, fisici e spirituali.

Questa volta invece, Gesù li sorprende con un “segno” nuovo. Ci dimostra che egli è venuto a salvare l’uomo integrale in quanto essere biologico e spirituale. Dopo averli nutriti con “il cibo che non perisce”- “Parola di Vita Eterna” adesso li da anche quello che li nutre il corpo senza la loro richiesta. In questa maniera il Maestro compie la sua promessa quando ci invitava “cercare prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunto”(Mt.6,33).

Evangelista Marco nel narrare lo stesso miracolo della moltiplicazione dei pani ci fa saper che Gesù diede prima il cibo spirituale della su dottrina a quella stessa folla mosso dalla compassione per loro poiché erano “come pecore senza pastore”. E come buon pastore ebbe cura anche di nutrirli materialmente. Mentre Marco ci disse che furono I discepoli ad interpellare il Maestro sulla necessità di “congedare la folla affinché vadano a comprarsi da mangiare”, Giovanni ci fa intendere che fu lo stesso Gesù ad accorgersi della gente che bisognava sfamare con la alzata degli occhi e chiese a Filippo dove si poteva comprar il pane per la folla.

In questi primi versetti del sesto capitolo di Giovanni che leggiamo in questa Domenica il cuore di Gesù da viscere materno è sensibile alla necessità di sua gente. Non era indifferente come spesso siamo, mascherati dal  menefreghismo egoistica. Gesù chiede la collaborazione dei suoi discepoli realizzare questo miracolo, Filippo  ragiona come ognuno di noi dicendo che non ci sono i soldi sufficienti per sfamare tanta gente. Andrea fa spuntare un ragazzo che ha solo 5 pani e 2 pesci e che secondo lui non sarebbero sufficienti per sfamare quella folla.

Sia Filippo che Andrea sono immagini di tutti noi, specialmente di tutti quelli che sprecano tonnellate di alimenti al giorno ma lamentano che non si possono fare niente per sradicare la fame nel mondo. O peggio ancora che bisognerebbe respingere gli i poveri profughi ed immigrati affamati… Gesù poteva ripetere quello che Yahweh fece nel deserto con il popolo dell’antica alleanza, facendo piovere dal cielo pane e pesci, ma ha preferito far capire che anche noi dobbiamo aprire gli occhi per vedere i bisognosi. Nella misura in cui smettiamo di essere individualisti e tirchi all’ora di dare, tanto più diventeremo segni viventi della Divina Provvidenza accanto a chiunque abbia fame e sete di alimenti materiale e spirituale ricordandoci che nostra fede senza la opera di carità sarebbe sterile.

Siamo già nella seconda metà del 2015 ma l’invito del San Giovanni Paolo II sradicare la fame nel mondo è ancora lontano da essere ascoltato, anzi con le nuove guerre e terrorismi aumentano i numero degli sfollati e rifugiati i numeri di persone affamati sono piuttosto in aumento. Vediamo che nel EXPO di Milano, non mancano le nuove tecnologia e risorsi economici per produrre e moltiplicare alimenti, ma purtroppo manca la volontà dei governi ed organismi transnazionali nonché dei privati cittadini del nord del mondo. Il Papa Francesco con sua nuova Enciclica “Laudato Sii” ci ha fatto un amplissimo analisi dello scandaloso disuguaglianza che crea abisso tra i pochi ricchissimi e la stragrande popolazione degli impoveriti che come Lazzaro ancora oggi anelano sfamarsi delle sbricioli che cadono dalla mensa dei ricchi epuloni.

Con solidarietà con i bisognosi, possiamo diventare collaboratori di Dio per un mondo di giustizia e di carità tra le persone. Credo che le dodici canestri di pezzi avanzati che Gesù fece raccogliere vogliono farci capire che nel mondo abbiamo più che sufficienti alimenti per sfamare tutta la popolazioni del mondo. Nella misura in cui ci accorgiamo che tutto quello che abbiamo è un dono dell’Unico Padrone – Dio Provvidente Padre di tutti, tanto saremo generosi nel condividere, non il superfluo ma il necessario con gli altri essere umani meno fortunati di noi. Nessuno è tanto pover@ da non essere in grado di dare.

 

 


1 P. Lambert Okere è sacerdote e membro della comunità religiosa dei Missionari Clarettiani di Altamura

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