Papa a Molfetta. Ricchiuti ricorda don Tonino Bello

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In Puglia cresce l’attesa per l’arrivo di papa Francesco, che venerdì 20 aprile sarà prima ad Alessano e poi a Molfetta per il 25esimo anniversario della morte del vescovo don Tonino Bello. Un evento sicuramente eccezionale una regione laboriosa e di fede.

Mons. Ricchiuti, nella trasmissione Il diario di Papa Francesco, andata in onda su Tv2000 il 15 marzo scorso, si lascia andare al ricordo riguardante la sua esperienza con il compianto vescovo di Molfetta.

“Mi è rimasta impressa una sua chiamata per via di alcuni incontri della Quaresima dei giovani a Molfetta nei quattro mercoledì di Quaresima. Convocava i giovani della diocesi e trattava un tema tratto da una esposizione di un libro della Sacra Scrittura. Avendomi conosciuto perché io ero docente si sacra Scrittura al seminario regionale di Molfetta e parroco a Bisceglie, mi chiamò e mi disse se avessi voluto andare ad uno di questi mercoledì di Quaresima giovani a presentare il libro di Rut.  Mi ha presentato dicendo ai giovani “Qui c’è don Giovanni viene Da Bisceglie so che è un bravo parroco, perché lui sta in mezzo alla gente per condividere, davanti alla gente per guidare, sta dietro la gente per proteggere”.  Poi ho parlato esposto il libro e poi intervenuto parlato di notte di Rut, di Noemi, libro che tra l’altro era molto in sintonia con quanto andava predicando e costruendo un po’ della sua diocesi.

Ho imparato da lui un modo nuovo di essere vescovo, non mi fare il vescovo. Quella semplicità di  camminare con la gente, andare a prendere un caffè al bar, giocare a pallone con i ragazzi. La vita di semplice di un vescovo che è un pastore e parroco, che dialoga con tutti e conosce la storia della gente. Ho appreso un nuovo modo di essere vescovo. Come predecessore e intercessore nei momenti difficili dico
don Tonino pensaci tu un po’ perché qua le cose sono abbastanza difficili; lui era portatore  di una parola scomoda, la pace è una parola scomoda che ti fa denunciare, in questo ricorso continuo alla guerra, al commercio delle armi. Però, in tutta questa denuncia, vi era la visione profetica di questo sogno di Isaia, come lui definirlo, il suo sperare sebbene la speranza viene a mancare un po’ oggi nella cultura dell’immediato, del momento”.

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