Domenica della Parola. Ricchiuti: la Sacra Scrittura è Dio in relazione con noi

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SULLA STRADA …IN ASCOLTO DELLA PAROLA!

Messaggio

in occasione della 2a Domenica della Parola di Dio

(24 gennaio 2021)

 

 

«Stabilisco, pertanto, che la III Domenica del Tempo Ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio. Questa Domenica della Parola di Dio verrà così a collocarsi in un momento opportuno di quel periodo dell’anno, quando siamo invitati a rafforzare i legami con gli ebrei e a pregare per l’unità di cristiani» (Francesco, Lettera apostolica Aperuit illis, 3).

 

Sorelle e fratelli carissimi, a pochi giorni dalla celebrazione della Natività del Signore e nel giorno in cui celebriamo la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, desidero raggiungervi con questo Messaggio, per preparare la nostra Chiesa locale a celebrare domenica prossima, 24 gennaio, in comunione con Papa Francesco e con la Chiesa tutta, la 2a Giornata della Parola di Dio.

Papa Francesco volle firmare la Lettera apostolica Aperuit illis, che istituiva questa “domenica”, il 30 settembre 2019, memoria liturgica di San Girolamo, grande studioso, ma anche innamoratissimo della Sacra Scrittura, per la cui conoscenza e diffusione nella Chiesa del suo tempo dedicò tutta la sua vita, lasciando Roma, per vivere come monaco a Betlemme, dove morì il 30 settembre del 419 (1602 anni fa).

 

Ci ritroveremo, dunque, domenica prossima, innanzitutto per celebrare la Parola, come facciamo soprattutto nel Giorno del Signore, sedendoci intorno alla mensa della Parola, prima di condividere quella del Pane. Parola e Pane, infatti, sono i segni della presenza reale del Signore, che parla al cuore dei suoi discepoli “…lungo la strada”, e poi si ferma con loro per spezzare il pane e nutrirli, perché riprendano con gioia il cammino della evangelizzazione.

A proposito della Parola che ascoltiamo, e al cui termine proclamiamo la nostra fede come Parola di Dio, mi piace citare l’intervento di un vescovo della Chiesa Orientale, Mons. Neofito Edelby, il quale, il 5 ottobre 1964, durante i lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II, ebbe a dire: “…la Sacra Scrittura non è soltanto una norma scritta, piuttosto quasi consacrazione della Storia della salvezza sotto le specie della parola umana, inseparabile però dalla consacrazione eucaristica nella quale si ricapitola tutto il Corpo di Cristo…”.

Quelle parole umane, messe per iscritto dagli autori dei libri della Sacra Scrittura, al loro tempo e negli eventi storici che li videro protagonisti, con stili, forme e generi letterari diversi (racconti, poesie, discorsi), per una presenza misteriosa della “rugiada dello Spirito Santo” diventano Parola stessa di Dio, come il pane e il vino – per la stessa effusione – diventano il Corpo e il Sangue di Cristo.

Verità bellissima, che la Costituzione conciliare Dei Verbum del 18 novembre 1965 esprimerà con queste parole: “La Chiesa ha sempre venerato le Divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella Sacra Liturgia, di nutrirsi del Pane della vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerla ai fedeli” (n. 21).

Sono certo che non mancheranno alle Comunità parrocchiali la creatività e la fantasia liturgiche, affinché la celebrazione di quella domenica della Parola di Dio susciti amore e venerazione verso le Sacre Scritture.

Un’animazione ed un impegno particolari toccheranno al gruppo di lettrici (Papa Francesco – come abbiamo appreso nei giorni scorsi – ha consentito che il ministero istituito del Lettorato possa essere conferito anche alla donne) e di lettori, chiamati nelle celebrazioni a proclamare bene all’assemblea le letture bibliche.

 

Accogliendo, poi, l’invito di Papa Francesco a riflettere sulla Parola, sarà quanto mai necessario, “fratelli (e sorelle) tutti”, continuare a proporre la lettura – soprattutto comunitaria – attraverso il metodo della Lectio divina – già da tempo vissuta nelle nostre Parrocchie, nelle Associazioni e nei Movimenti, sotto la guida dei Presbiteri e dei Diaconi – facendone momento di conoscenza e di riflessione fondamentali nella catechesi in preparazione ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, come anche negli incontri di formazione con i giovani, i gruppi famiglia e gli adulti. La Parola di Dio, infatti, non consiste solo nella sonorità delle parole e del linguaggio umano, ma costituisce il modo davvero originale in cui Dio stesso ha tessuto la trama della sua straordinaria relazione con l’umanità: una Parola che si è fatta carne nella persona stessa di Gesù.

A tale proposito, mi hanno sempre suscitato meraviglia e stupore – sensazioni che voglio condividere e augurare a ciascuna e ciascuno di voi – le parole della succitata Costituzione conciliare Dei Verbum: “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare Sé stesso […] Con questa rivelazione infatti Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per ammetterli alla comunione con Sé. Questa economia della rivelazione avviene con eventi e parole intimamente connessi” (n. 2).

Parole che richiamano alla mente di tutti l’inizio della Lettera agli Ebrei: “Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo” (1, 1-2).

Riflettere, allora, significherà entrare in dialogo e in ascolto con il Signore, per una fede consapevole, intelligente e riscaldata profondamente dalla Parola.

 

Infine, sorelle a fratelli, vorrei invitarvi a divulgare la Parola, nella dimensione di una Chiesa che cammina lungo le strade della storia, per annunciare e raccontare il Vangelo “ad ogni creatura”.

Tante sono state, in questi duemila anni di storia della Chiesa, le esperienze e le modalità con cui le Comunità ecclesiali hanno divulgato la Parola, consegnando da una generazione all’altra – attraverso quella che noi chiamiamo la Tradizione – la ricchezza della Sacra Scrittura, perché il Popolo di Dio incontrasse in essa il suo Signore e il Suo Maestro.

Oggi la missione, “andate e annunciate”, deve trovare nuove forme e nuovi modi di comunicazione della verità della Parola, promuovendo innanzitutto la diffusione della Bibbia, perché in ogni casa, in ogni famiglia, in ogni scuola e in ogni biblioteca non risulti assente un libro – o meglio, un insieme di libri – che miliardi di persone hanno letto e che ancora continua a lasciare una traccia profonda nella storia dell’umanità.

Ricade soprattutto su noi tutti credenti, ebrei e cristiani, questo compito gioioso di far gustare quella Parola, più dolce del miele e di un favo stillante (cf. Sal 18, 11), luce ai nostri passi (cf. Sal 118, 105) e bussola che orienta in modo sicuro la fede, la speranza e la carità. Una Parola che – riecheggiando quanto scriveva il profeta Isaia – come la pioggia e la neve fecondano la terra (cf. 55, 10), allo stesso modo renderà la nostra esistenza piena di frutti di vita.

 

Concludo con le stesse parole di Papa Francesco: «La domenica dedicata alla Parola possa far crescere nel popolo di Dio la religiosa e assidua familiarità con le Sacre Scritture, così come l’autore sacro insegnava già nei tempi antichi: “Questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica” (Dt 30, 14)» (Aperuit illis, 15).

Un grande abbraccio, che accompagno con una speciale benedizione!

 

Altamura, 17 gennaio 2021, 32a Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei

 

X Giovanni, vescovo

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