Gravina. 25° Erezione Parrocchia SS. Pietro e Paolo, Russo: «La misericordia l’esperienza più forte»

Giuseppe Russo

Vescovo di

Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti

Omelia

II DOMENICA DI PASQUA
O della divina Misericordia

25° Anniversario della Erezione della Parrocchia
APERTURA ANNO GIUBILARE

Parrocchia dei “Santi Pietro e Paolo” in Gravina in Puglia

7 aprile 2024

At 4,32-35;
Slm 117;
1 Gv 5,1-6;
Gv 20, 19-31.

MISERICORDIA

 

25 anni di vita, 25 anni di Chiesa.

25 anni di fraternità, di liturgia, di cammino personale e comunitario nel segno della Parola e dei sacramenti; 25 anni di preghiera, di incontro con il Signore, con Maria, con i santi Pietro e Paolo ed altri testimoni.

25 anni di festa, di fatica, forse di lacrime, di consolazione…

 

Ma qual è l’esperienza più forte e più importante che il Giubileo, ogni giubileo, questo giubileo pone al centro del ricordo e della celebrazione? La MISERICORDIA!

 

Celebrare le meraviglie di Dio…

Anno di grazia…

Quale ‘meraviglia’? La misericordia

Quale grazia? La misericordia

 

Misericordia è anzitutto esperienza e riconoscimento dei propri limiti, dei propri errori, dei propri peccati.

Misericordia è perdono, sguardo amante di Dio nei nostri confronti, abbraccio che tonifica lo spirito, lavacro di rigenerazione.

Per ciò stesso, misericordia è recupero di pace interiore, riconciliazione con se stessi, con gli altri.

 

Misericordia è, in ultima analisi, dono che abilita a ripartire, o a proseguire il cammino individuale e comunitario con rinnovata energia, liberando a vantaggio di tutti quella creatività che è forse nascosta e sopita in noi, ma che è importante e decisiva per un nuovo corso di esperienza di grazia e di annunci e testimonianza.

 

L’apertura della porta, ‘porta santa’, porta giubilare, e il passaggio attraverso di essa, mentre segna l’ingresso nella chiesa di sempre, evoca l’avvio di un nuovo e più forte senso di appartenenza all’unico corpo ecclesiale, all’unico battesimo, all’unica missione.

Si entra nuovamente nell’edificio di culto, per uscirne ancora confermati, rinnovati ed inviati.

 

Come Tommaso, non dimentichiamo che la nostra fede, la fede di una comunità, la vita ecclesiale, la testimonianza cristiana trovano senso e scopo nel riconoscimento delle ferite di Cristo e del suo corpo, cioè dei fratelli, perché ognuno di noi è Chiesa, cioè corpo di Cristo.

Toccare le ferite dei nostri fratelli e credere nella loro e nostra risurrezione, anzi entrare e aiutare ad entrare nel mistero della resurrezione di Cristo: ecco la missione dei discepoli di Gesù, ecco il senso della mediazione sacramentale della Chiesa.

Così sia anche per ciascuno di noi, così sia per questa bella comunità!

 

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